BLOG "Convivio"

Approcci virtuosi per gestire il bullismo nelle scuole

Gli studiosi di bullismo propongono due diversi modelli di comportamento nei confronti del bullo che corrispondono a due veri e propri programmi di intervento che ciascuna scuola dovrebbe prendere in considerazione ed adottare:

- NO BLAME APPROACH: “non si colpevolizza nessuno” attraverso un metodo basato essenzialmente sul problem solving di gruppo dove è fondamentale il supporto di tutti i peer per arrivare alla soluzione del problema;

- SHARED CONCERN: "la condivisione della preoccupazione”.

Entrambi i programmi richiedono che la vittima dia il proprio supporto collaborando con la scuola.

Entrambi gli approcci mirano a creare un ambiente più consapevole e soprattutto coeso dove ciascuno è chiamato a contribuire e dare il proprio supporto agli altri peer, e in cui tutti riconoscono di avere il dovere di non commettere abusi e il diritto ad essere tutelati da qualsiasi abuso.

Anche secondo le teorie di Cleary la migliore strategia contro il bullismo è quella di creare una vera e propria community all’interno della scuola in cui ognuno riconosca per se stesso e per tutti gli altri il diritto a vivere in un contesto scolastico sano ed esente dal bullismo. Ma diventa fondamentale che al contempo chiunque si senta responsabilizzato a dover contribuire a renderlo tale. Una community in cui ognuno senta il dovere di aiutare i più deboli e i più vulnerabili affinché nessuno diventi vittima di nessuno.

Nell’approccio NO BLAME i bulli sono messi a confronto con le conseguenze delle loro azioni non solo sulle vittime ma anche su tutti gli altri.

La vittima inizialmente non ne è al corrente mentre l’insegnante ha modo di spiegare al gruppo e ai peer la situazione che si è creata, gli abusi subiti dalla vittima, le sensazioni che deve aver provato, lo stato di sofferenza e di paura, senza che nessuno sia per questo colpevolizzato.

I peeer sono dunque chiamati ad intervenire per far sentire meglio la vittima, per accoglierla adottando un atteggiamento positivo ed una strategia inclusiva che riporti la vittima dentro al gruppo.

L'approccio SHARED CONCERN invece ha come target il bullo che viene messo di fronte alle proprie responsabilità e alle conseguenze nefaste delle proprie azioni. Solo in un secondo momento si orienta verso la vittima ed i singoli peers o ancora al gruppo nel suo insieme.

La messa in atto di siffatte strategie e la loro concreta implementazione e rapida diffusione a tutto l’ambiente scolastico, come dimostrano parecchi studi internazionali sul fenomeno, consentono di ridurre drasticamente gli atti di bullismo, dal 20 all’80% a seconda del grado di incisività e di rapidità.

Esiste cioè una stretta correlazione tra tempo e qualità degli sforzi intrapresi nello sviluppo di una Policy per contrastare o prevenire il fenomeno valida per tutta la scuola e la riduzione del numero e della gravità dei casi di bullismo.

Un altro importante fattore da considerare è lo sviluppo di una consapevolezza a 360 gradi e di una comprensione del fenomeno a tutti i livelli.

Lo sviluppo di una "common understanding" del bullismo anche attraverso la definizione e l'implementazione di una Policy ad hoc è davvero un fattore chiave per ridurre il bullismo. La Policy deve consistere in una serie di raccomandazioni e di linee guida su come riconoscere, affrontare e gestire i casi di bullismo dentro la scuola.

Perché il bullismo va evitato, censurato, contrastato e respinto in quanto abuso di per sé, alla stregua degli altri tipi di abusi.

Senza però dimenticare che "Stopping bullying is everone’s responsibility".

Per creare awareness sono possibili diverse opzioni a cura della scuola:

- la formalizzazione della Policy nel curriculum scolastico;

- specifiche sessioni formative ad hoc;

- l'inclusione del tema del bullismo nell’ambito del programma formativo per sviluppare i comportamenti e le competenze prosociali;

- specifiche giornate di sensibilizzazione anti-bullying;

- la specifica menzione del bullismo nell’ambito delle attività di prevenzione e correzione abusi;

- la condivisione del problema nell’ambito delle riunioni e delle assemblee degli insegnati e dei genitori;

- la responsabilizzazione del ruolo di ciascuno nella gestione del problema;

- l'introduzione di punizioni previste in caso di mancato rispetto delle regole anti-bullying ovvero di meccanismi sanzionatori a carico di chi commette atti di bullismo facendo cultura del bullismo ovvero facendo capire che il problema non è la vittima ma il comportamento e l’abuso a suo danno perpetrato. In questo modo diventano oggetto di sanzione i comportamenti.

In tutto ciò è essenziale che gli atti di bullismo siano comunque identificati, tracciati e classificati anche in base alla loro gravità.

Mantenere sicuro ogni luogo e mettere in condizioni di sicurezza ogni classe vuol dire che:

a) ciascuno in classe deve essere esente da abusi, disagi, violenza ed isolamento;

b) l’apprendimento va favorito in ogni modo in un contesto di interazione e di mutuo supporto;

c) l’ambiente deve essere mantenuto coeso, integro, partecipativo.

Gli insegnanti sono in questo senso le figure chiave fondamentali ad assicurare l’osservanza da parte di tutti gli studenti del protocollo di comportamento atteso. Cruciale è il loro intervento immediato a fronte di situazioni di emergenza e per tale ragione devono essere a perfetta conoscenza delle procedure immediate di intervento in caso di bullismo.

A tutti i livelli va inoltre diffuso, per essere attuato senza deroghe, il principio della tolleranza zero per la violenza e i comportamenti inquadrabili come bullismo. A tal fine devono essere garantite delle condizioni sufficienti di sicurezza:

a) l’ambiente va mantenuto sicuro in grado di offrire un primo supporto alla vittima;

b) ogni forma di bullismo che venga identificata deve essere condannata in modo esplicito e aperto. La posizione della scuola deve al riguardo essere univoca, chiara e nota a tutti;

c) va seguita una procedura comune di gestione del bullismo nota e comunicata a tutti;

d) gli insegnati devono incoraggiare gli alunni a segnalare prontamente i casi di bullismo e a riferirli (encourage reporting of bullying).

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