BLOG "Convivio"

Il progetto di legge sul cyberbullismo

llAnche le Istituzioni sono da ricomprendere in questo circolo virtuoso intorno al giovane.

Recentemente, lo scorso 23 aprile, al Convegno "Giovani e internet: il cyberbullismo dalla piazza reale alla piazza virtuale" presso la Camera dei Deputati è stata presentata la proposta di legge sul Cyberbullismo dell'onorevole Micaela Campana del Partito Democratico.

Sotto il Tweet con l'hashtag #bellimanonbulli

Secondo gli ultimi dati di Telefono Azzurro, il 15% degli studenti è vittima di bullismo e cyber-bullismo mentre il 51% dei ragazzi ha assistito a questo tipo di episodi. Il 79% degli atti di bullismo avviene a scuola. Le forme più comuni sono: soprannomi spiacevoli (59,9%), derisione per l'aspetto fisico (46,6%) ed esclusione dal gruppo (46,1%).

alto il rischio di creare nuovi reati per comportamenti già sanzionati dalla legge; senza contare l’importanza della prevenzione – più che della deterrenza – su un fenomeno che si mescola con molte altre cause e problematiche individuali e sociali.

E questo è infatti un problema che si ritrova in tutte le proposte di legge. Quella della deputata Campana prevede la reclusione da sei mesi a quattro anni per chiunque cagioni un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero ingeneri un fondato timore per la propria incolumità” attraverso una serie di atti qualificati come “bullismo o bullismo informatico” (cyberbullismo). Quali sono questi atti? Nel caso del bullismo si parla di comportamenti reiterati che si traducono in insulti, offese e derisioni; le voci diffamatorie e le false accuse; piccoli furti ecc. Nel caso delbullismo informatico sono inclusi una serie di comportamenti quali le molestie e le denigrazioni minacciose atte a incutere timore; ma anche la pubblicazione di messaggi online violenti e volgari mirati a suscitare battaglie verbali in un forum; ol’esclusione deliberata di una persona da gruppi online al fine di provocare un sentimento di emarginazione; o ancora la ancora lapubblicazione di informazioni private o imbarazzanti su un’altra persona.Probabilmente alla fine bisognerà riunificare le diverse proposte di legge”, dice a Wired Campana. Che afferma di essere aperta alla discussione e spiega come la sua proposta sia stata inviata a molte scuole, chiedendo dei contributi sul tema. “Vogliamo mettere assieme le esperienze positive sul territorio che ora sono scollegate le une dalle altre, e far dialogare diverse istituzioni. Per noi la prevenzione è fondamentale”.

Nel testo di legge attualmente formulato però a spiccare è propriola parte repressivaLa parte più positiva della legge è che per la prima volta sembra considerare assieme il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo”, commenta Guido Scorza, avvocato ed esperto di informatica giuridica, a Wired.it. “Inoltre non ipotizza la rimozione di contenuti o il blocco di accesso come prevedevano altre proposte. Di fatto vuole introdurre una nuova fattispecie di reato, che però appare poco delineata. Sono citati atti che già appresentano diversi reati, e si dice: se sono commessi per determinare uno stato d’ansia li chiamiamo bullismo o cyberbullismo”.

Campana specifica che la volontà della legge non sarebbe quella di aumentare il numero di reati, ma solo “definire un comportamento errato e giuridicamente rilevante compiuto in rete“.

itre diverse proposte di legge sulla materia. L’ultima in ordine di apparizione è quella a firma dell’on. Micaela Campana, classe ‘77, deputata Pd, che ha depositato una nuova proposta in materia di “prevenzione e contrasto del bullismo e del bullismo inform

Qualche tempo fa c’era stata la proposta della deputata Pd Alessandra Moretti per “regolare l’odio in rete”; e proprio nei giorni scorsi è uscito il disegno di legge contro il cyberbullismo della senatrice Pd Elena Ferrara.

uon presupposto per riuscirci. Si parla infatti dell’emanazione, entro 30 giorni dall’adozione del testo e da parte del ministero dell’Istruzione, di “linee guida per la formazione, la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo nelle scuole”, prevedendo “corsi di formazione del personale scolastico” con “carattere di continuità curriculare tra i diversi ordini di scuola”. L’ottica appare coerente con il piano per la cultura e le competenze digitali, in consultazione pubblica dallo scorso 10 aprile su culturadigitale.partecipa.gov.it. E non guasterebbe se le iniziative fossero coordinate.

Altra notizia positiva è la previsione esplicita di fondi per tradurre i buoni propositi in pratica: 180 mila euro per il 2014, 265 mila per il 2015 e 220 mila per il 2016, da finanziare tramite apposita riduzione del “fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle finanze per l’anno 2014”.

Non solo: il ddl prescrive anche la costituzione presso la presidenza del Consiglio di un “tavolo tecnico”, a costo zero per le casse pubbliche, che adotti entro 60 giorni dall’insediamento un “piano di azione integrato per il contrasto e la prevenzione del cyberbullismo”, da integrare con un “codice di autoregolamentazione” rivolto “agli operatori che forniscono servizi di social networking e agli altri operatori della rete”. La norma è stata incardinata in commissione Affari costituzionali.

E qui cominciano le note dolenti. Perché nel codice di autoregolamentazione è prevista l’istituzione di un “comitato di monitoraggio” che assegni un “marchio di qualità” a “fornitori di servizi di comunicazione elettronica” e “produttori di dispositivi elettronici” che siano child-friendly. Ovvero, che siano “capaci cioè di prevenire il fenomeno, già in virtù della stessa configurazione dei sistemi di comunicazione”. In altre parole, una sorta diparental control incorporato direttamente nei social media e nei cellulari adoperati dai minori. Difficile possa funzionare, oltre che sia auspicabile possa funzionare (si tratta pur sempre di limitazioni severe all’utilizzo di Internet, da realizzarsi umibilmente tramite filtri; e no, il problema non è tecnologico).

Stesso problema per l’articolo più controverso della norma, il secondo, che crea una procedura accelerata per consentire ai genitori della vittima di cyberbullismo – anche qualora non sia oggetto di uno specifico reato – di “ottenere una tutela rafforzata e celere da parte dell’Autorità”, ossia dal Garante per la privacy. In sostanza, significa che il genitore può chiedere al “titolare” del trattamento dei dati personali del minore (individuato non si capisce bene come) “l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro (non si capisce perché “altro“) dato personale del minore diffuso nella rete Internet”. Se entro 24 ore il titolare non provvede, l’istanza può essere rivolta al Garante, che dovrebbe ordinare l’intervento entro 48 ore.

Funzionerà? Francesco Micozzi, avvocato ed esperto di diritto penale, dell’informatica e delle nuove tecnologie, ne dubita: “Se nelddl Moretti si pensa di gravare il Garante di una serie di controlli che non gli sono dovuti istituzionalmente, con questa norma si rischia invece di intasare l’attività del Garante, che non sarebbe così in grado di rispondere con la tempestività che rappresenta l’unica vera innovazione del testo. Perché quello che si vorrebbe ottenere si può già fare oggi”. Insomma, per Micozzi si tratta di una norma, quella prevista all’articolo 2, “più di propaganda politica che dai possibili effetti concreti”.A meno che, naturalmente, a fronte di migliaia di richieste di rimozione motivate in sostanzialmente qualunque modo – basta esercitare una “pressione” sul minore – non si decida di ricorrere a metodi più drastici: “Resosi conto dell’inutilità”, dice Micozzi, “si promuoverà la censura dei siti ricorrendo al sequestro più inibitoria”. Perché se la ratio della norma è “rendere irriconoscibile il destinatario degli atti di cyberbullismo, a prescindere dal fatto che il trattamento costituisca reato”, nei fatti “la definizione amplissima finirebbe per costituire una sorta di diritto alla campana di vetro per tutti i genitori per qualsiasi trattamento di dati personali realizzato attraverso la rete Internet”.

Il criterio affermato dalla senatrice Ferrara in una intervista a Repubblica, la rimozione di qualunque post “ritenuto lesivo”, non fa che confermare le perplessità. Meglio sarebbe dunque eliminare questa parte del testo, e concentrarsi unicamente sulle

on fare il bullo. Non essere bullo è figo''. Lo dice Francesco Totti in un videomessaggio perché testimonial, insieme alla cantante Noemi, del progetto di legge sulla prevenzione e il contrasto del bullismo e del bullismo informatico. La proposta è stata presentata oggi presso la sala delle Colonne della Camera dei Deputati dalla sua stessa ideatrice, la deputata Micaela Campana.

“Questa proposta nasce per aprire un percorso nazionale. E’ un progetto che si origina dal basso, da una dialogo con studenti, insegnanti,  genitori e associazioni”, spiega Micaela Campana. Il bullismo e il cyberbullismo sono “fenomeni dilaganti, ma ancora poco conosciuti. I numeri che si hanno provengono da piccole statistiche”, aggiunge Campana. Secondo il Censis il 22,3% delle famiglie ha denunciato frequenti atti di bullismo nelle classi frequentate dai figli . Nella maggioranza dei casi i genitori segnalano offese ripetute ai danni dell’alunno e nel 21,4% dei casi furti di oggetti personali.  Per il cyberbullismo ai numeri si sostituiscono i nomi, come quelli delle storie di Carolina, Nadia e Aurora, ricordate nel messaggio inviato dallaPresidente della Camera, Laura Boldrini: “ Tre ragazze di cui la cronaca chi ha parlato nell’ultimo anno, Aurora appena una settimana fa. E questa cronaca ci ha raccontato di come abbiano deciso di farla finita perché si erano sentite insultate e umiliate fino al punto di considerare la vita un peso insopportabile”.

“Tutti dobbiamo rivolgere alla rete una nuova e specifica attenzione, commisurata all’importanza che questa ha assunto nella nostra vita di tutti i giorni, specie in quella dei ragazzi – prosegue Boldrini nel videomessaggio e aggiunge: gli strumenti di intervento possono essere diversi e complementari come una nuova legge e un’autoregolamentazione che faccia partecipare anche gli operatori che forniscono servizi in rete come vuol fare il codice promosso dal Ministero per lo Sviluppo Economico”.

Una legge, quindi, che potrebbe essere la conclusione dell’iter appena intrapreso dalla proposta  chea maggio verrà già discussa in Commissione Giustizia alla Camera. In particolare, il progetto definisce chiaramente sia il fenomeno del bullismo che del cyber bullismo precisando la punizione con la reclusione da 6  mesi a 4 anni per chiunque sia artefice di tali atti “cagionando un perdurante e grave stato di ansia o paura ovvero ingenera un fondato timore per la propria incolumità”. Pene con i conseguenti limiti per i minori di 18 anni e di 14 anni secondo quanto previsto dal Codice Penale. La proposta prevede anche che chi abbia procurato danni a una struttura scolastica sia chiamato a ripararli. Nel testo anche la possibilità per il dirigente scolastico, a conoscenza di atti di bullismo o cyberbullismo,di convocare una riunione con i soggetti coinvolti e uno psicologo e predisporre percorsi ad personam per l’assistenza alla vittima e la rieducazione al bullo. Nei casi più gravi il dirigente è tenuto infine a sporgere denuncia all'autorità giudiziaria.

Alla presentazione della proposta sono presenti anche i ragazzi. In particolare gli alunni dellaScuola Secondaria di Primo Grado di Caponago (Monza e Brianza). Non solo spettatori, ma anche protagonisti con un video, dal titolo #WEARE,  creato da loro stessi per raccontare il cyberbullismo. Un video che recita “Non siete soli! Aiutiamoci! Non state fermi a guardare! Basta!”. Un invito a reagire al cyber bullo sia che si sia vittime che spettatori. Un invito all’educazione alla nuova cittadinanza digitale.

Clicca 

per vedere il video i #WEARE

 

Disegno di legge contro il bullismo, reale e virtuale: reclusione fino a 4 anni e percorsi rieducativi attivati dalle scuole.

Bullismo e cyberbullismo potrebbero diventare reati penali: questo è quanto prevede una nuova proposta di legge presentata nel corso di un convegno alla Camera dalla deputata Pd Micaela Campana.

=> Scopri il network contro il cybercrime

Una normativa, discussa a breve in Commissione Giustizia alla Camera, caratterizzata dall’introduzione di pene pesanti per chi compie azioni di bullismo, reale o virtuale: secondo quanto previsto dal testo, infatti, chiunque sia causa di "un perdurante e grave stato di ansia o paura ovvero ingenera un fondato timore per la propria incolumità” può essere unito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni.

Fermo restando i limiti stabiliti dal Codice Penale per i reati compiuti da minori di 18 e 14 anni, il disegno di legge introduce l’obbligo di riparare i danni arrecati a una struttura scolastica, così come la possibilità di convocare una riunione con i soggetti coinvolti da parte del dirigente scolastico che viene a conoscenza di atti di bullismo o cyberbullismo, convocando anche uno psicologo chiamato a studiare percorsi individuali di assistenza e rieducazione.

La proposta di legge è stata accolta positivamente dalla Presidente della Camera Laura Boldrini: «Tutti dobbiamo rivolgere alla rete una nuova e specifica attenzione, commisurata all’importanza che questa ha assunto nella nostra vita di tutti i giorni, specie in quella dei ragazzi. Gli strumenti di intervento possono essere diversi e complementari come una nuova legge e un’autoregolamentazione che faccia partecipare anche gli operatori che forniscono servizi in rete come vuol fare il codice promosso dal Ministero per lo Sviluppo Economico.»

=> Scopri l’iniziativa Microsoft-Poliza Postale contro gli abusi sui minori

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